Visualizzazione post con etichetta berlino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlino. Mostra tutti i post

lunedì 14 maggio 2012

primo maggio a kreuzberg


entusiasta del mio primo primo maggio fatto a berlino anzi no, a kreuzberg! 
l'anno scorso l'ho mancato per poco, così quest'anno è toccato mettersi di punta. 
lo spirito giusto del primo maggio kreuzbergese? non l'ho ancora ben capito, questa è la verità. 

per i tedeschi è una festa per le famiglie, le vie vicino la u-bahn di kottbussetor pullulavano di banchetti turchi, non solo organizzati dai millanta ristoratori della zona, ma anche del tutto improvvisati e a gestione familiare (che spettacolo le siorotte turche che ti riempiono il piatto con caterve di robe per prezzi irrisori!) che vendevano di tutto (carne e pesce grigliati al momento, insalate e contorni, specialità turche e dolci....gnaaaaaammmmyyyy!) 

e non solo. le strade e cortili dei palazzi erano disseminati anche di location per dj set gestite e sponsorizzate dai klub berlinesi più famosi. inutile dire che di gggiovani danzerecci ce n'erano a palate, che la cosa è andata avanti ad oltranza per tutta la giornata fino a notte inoltrata e che gorlitzerpark era letteralmente impraticabile, tanta era la gente riunita a zompettare a suono di elettronica! 













a rendere inintelligibile il tutto c'ha pensato il massiccio schieramento di polizei. le stradine laterali spesso e volentieri erano trasformate in parcheggio per decine di camionette della polizia, ogni tanto ci si imbatteva in armentari per metter su posti di blocco, più volte durante la giornata è capitato di vedere squadre nutrite di poliziotti a piedi fendere in formazione la folla di famiglie e giovani, indirizzati chissà dove, chissà a far cosa.    




la situazione di allerta, totalmente in contrasto con quanto accadeva intorno, pare sia dovuta al terzo elemento caratterizzante del primo maggio berlinese: le manifestazioni. 
per i tedeschi in questa giornata non solo si festeggiano i lavoratori, ma si rivendicano diritti di ogni tipo con manifestazioni che spesso e volentieri, negli anni scorsi, sono finite con scene di guerriglia urbana (lo sapevate che i black block sono nati in germania?). quest'anno la situazione è stata relativamente tranquilla, scontri grossi non ce ne sono stati, e da quel che ho visto io, non c'è stata per nulla tensione. c'è da dire però che lo scorso anno sono capitata dalle parti di kottbussertor verso le otto di sera e il confronto tra la folla dei manifestanti e i gruppi di poliziotti, già inquadrati e pronti ad entrare in azione, era tutt'altro che all'insegna della calma. l'impressione era che di lì a poco si sarebbe dovuta scatenare l'apocalisse, insomma pauuuraaa?!       


    

per concludere, consiglio in ogni caso e caldamente di passare il primo maggio a berlino perchè davvero ce n'è per tutti i gusti e, se il meteo aiuta (di solito a maggio il meteo berlinese sa essere incredibilmente benevolo!), e non si ha la sfortuna di trovarsi nel bel mezzo di manifestazioni sul punto di esplodere, c'è solo che da godersi una gran bella giornata di svacco e fancazzismo generale all'insegna di cibo, birra e musica per strada, oh!    

ps: ringrazio alessia per la segnalazione dei video!













domenica 25 marzo 2012

you are leaving the american sector. checkpoint charlie


oggi ho voglia di scrivere di un posto che va consigliato a tutti quelli che amano questa città, nello specifico, si tratta del museo haus am checkpoint charlie. chi è stato a berlino come turista sicuramente ci sarà passato davanti, magari per farsi fotografare tra le due guardie farlocche appostate notte e dì davanti la ricostruzione del checkpoint. ecco in quello stesso punto si trova anche il museo in questione.

tema generale trattato nell'haus am checkpoint charlie è ovviamente il muro di berlino ma gli oggetti e il taglio dato alla mostra sono tutt'altro che consueto.
gli spazi del museo infatti, sono costituiti da stanze labirintiche, all'interno di un unico edificio, strapiene di cose di tutti i tipi. in questo luogo la storia del muro (la sua costruzione, l'evoluzione da esso subita negli anni in relazione alla situazione politica), e della cortina di ferro quindi, viene illustrata rendendo testimonianza alle storie di berlinesi, tedeschi e cittadini dei paesi socialisti che hanno rischiato la vita costruendo tali oggetti (quelli raccolti a checkpoint charlie sono tutti originali, frutto di donazioni) per tentare la fuga dal blocco orientale a quello occidentale negli anni della guerra fredda.  

l'haus am checkpoint charlie secondo me incarna per molti aspetti l'ideale di museo storico.
dico questo perchè mi è capitato di visitare il museo memoriale della pace di hiroshima, incentrato sull'esplosione atomica subita dalla città alla fine della seconda guerra mondiale. ho trovato ben fatta la ricostruzione storica della situazione giapponese negli anni precedenti alla seconda guerra, senz'altro utile a comprendere le dinamiche che portano all'alleanza con la germania di hitler e la scelta americana delle due cittadine, hiroschima e nagasaki, per sganciare la bomba atomica. 
hiroshima, parco della pace:
monumento ai caduti alle vittime dell'esplosione atomica 
purtroppo però non posso dire lo stesso della parte della mostra relativa alle conseguenze devastanti dell'esplosione. 
in alcuni momenti mi è sembrato di essere a movieland! ho trovato per niente efficace e del tutto fuori luogo il porre enfasi su quello che è accaduto facendo ricostruzioni da set cinematografico (con tanto di cartapesta, manichini e sottofondo musicale da fiction televisiva) delle macerie e dei corpi straziati.
stessi dubbi per la parte della mostra che illustra gli effetti che le radiazioni hanno continuato ad avere negli anni sulla salute della popolazione, anche lì l'impressione è stata di perplessità per la forma attraverso cui si è scelto di riportare i fatti. 
alla fine della mostra, sulla strada verso l'uscita, avevo trovato banchetti per la raccolta firme per l'abolizione del nucleare, inteso non solo come armi atomiche ma anche come fonte di energia (niente di più azzeccato alla luce di quanto accaduto alla centrale di fukushima a seguito del terremoto del marzo del 2011). anche questa cosa mi era sembrata la ciliegina sulla torta nella fiera dell'enfasi.   
mi sono trovata a discutere a riguardo con l'amica italiana da cui ero ospite in quell'occasione. lei non aveva ancora visitato il museo ma era rimasta stupita dal mio scetticismo, perchè fin lì nessuno dei suoi ospiti e conoscenti si era espresso in senso critico rispetto all'esposizione.            

di tutt'altro tipo è stata la mia reazione nei confronti della mostra dell'haus am checkpoint charlie.
a renderla davvero particolare ha concorso molto l'idea che ha portato alla sua fondazione. nel 1962 (neanche un anno dopo l'inizio della costruzione del muro) rainer hildebrandt riconosce la necessità di occuparsi degli accadimenti relativi al muro, di renderli noti, di tenerli sotto costante osservazione, sia nel tentativo di comprendere meglio il problema che di agire concretamente contro di esso qualora ce ne fosse stata l'occasione. l'organizzare di un'esposizione su quello che accadeva a intorno al muro di berlino non è mai stata quindi un'iniziativa fine a sè stessa, ma era piuttosto uno dei tanti aspetti del concreto progetto di lotta non violenta e di intervento effettivo in aiuto di quanti erano intenzionati a tentare la fuga verso l'occidente.
la scelta stessa di un edifico a ridosso del muro in cui collocare l'esposizione, in questo senso è del tutto strategica, perchè procura la sede di progettazione, organizzazione e attuazione di molti piani di fuga.
e non solo, l'haus am checkpoint charlie si è adoperata anche nella diffusione di informazioni sia sulle condizioni carcerarie dei detenuti, che sulle evoluzioni dei sistemi di sicurezza sempre più sofisticati, attraverso conferenze e seminari tenuti da detenuti riscattati (molti degli arrestati mentre tentavano la fuga vennero condannati all'ergastolo e riuscirono a salvarsi grazie ai riscatti che la germania dell'ovest iniziò a pagare al governo della ddr per la loro liberazione) e ex guardie confinarie della germania dell'est scappate all'ovest.
il saper suscitare attenzione mediatica attraverso manifestazioni, proteste e iniziative (una parte dell'esposizione aperta al pubblico è attualmente costituita da una mostra d'arte composta dai lavori che vari artisti hanno creato ispirati dal muro proprio all'interno di tali iniziative) è stato uno dei punti di forza di tutti i risultati raggiunti anche negli anni in cui la tensione storico-politica era massima. su checkpoint charlie infatti, pian piano iniziarono a puntarsi le telecamere di tutto il mondo, e proprio per questo le richieste avanzate nelle manifestazioni che qui avevano luogo cominciarono ad essere accolte dal governo della germania est, nel tentativo di mantenere un'immagine pubblica quanto più positiva all'estero.      

con la fine della guerra fredda tutte queste attività non sono state più necessarie ma il carattere d'engagement del luogo non si è perso perchè quasi tutte le guide turistiche che attualmente vi lavorano, sono tedeschi sessantenni che hanno vissuto in prima persona quegli anni scegliendo da che parte stare.
proprio questo fatto penso sia determinante anche per l'efficacia storico-rammemorativa di questo posto.
prima di iniziare io stessa a lavorarci come guida turistica, mi è capitato di seguire un paio di visite guidate fatte da questi vecchi berlinesi e devo dire che il modo in cui riescono a raccontare i fatti del muro fa la differenza per i visitatori. la sensazione è che dall'abbondanza di tabelle esplicative che accompagnano l'esposizione, comunque si riesca solo in parte a cogliere il senso degli eventi, a raccontarne con l'asciuttezza necessaria, a permettere di trasmettere la giusta misura di ciò che è stata la guerra fredda per gli abitanti delle due germanie.

il consiglio spassionato per gli innamorati di questa particolare parte della storia tedesca e mondiale è, quindi, di visitare questo museo muniti possibilmente, se non di guida turistica, per lo meno di un'audio guida. 
chiudo in bellezza con un video in cui lucio dalla racconta com'è nata futura (ebbene sì, l'ha scritta a checkpoint charlie!)  


venerdì 2 settembre 2011

wilkommen in neukölln. il neuköllner kurzfilm wanderung

foto daniel fabbro
dopo un mese di silenzio bloggarolo dovuto ad un "per forza di causa maggiore" (gli ultimi 30 giorni li ho passati bloccata a casa per una frattura al piede sinistro) c'è forse bisogno di rompere di nuovo il ghiaccio. per questo motivo mi fa piacere raccontare la prima e, ahimè, quasi l'unica occasione sociale di interesse generale praticata fuori casa in questo periodo.

si tratta del neuköllner kurzfilm wanderung organizzato dall'associazione città aperta il 20 agosto 2011 nel quartiere di neukölln. della serata sapevo ben poco, giusto che si trattava di proiezioni di cortometraggi in giro per quella zona che è anche il quartiere dove abito io, che a fare da schermo sarebbero stati i muri dei palazzi, che tra i corti proiettati ce ne sarebbe stato anche uno di un regista veneto, alberto scapin  (conosciuto a padova in qualità di ex coinquilino di una carissima amica e allora collega teatrante) e che sarebbe stata gratuita. 
tutti elementi interessanti la cui sufficienza però diventa relativa in condizioni di zoppaggine conclamata. nonostante l'evento non fosse il più appropriato, alla fine mi sono convinta che era il caso di provare a partecipare, mettendo in preventivo il fatto di riuscire a seguirne soltanto una parte.


foto daniel fabbro


lo scenario si è presentato subito particolare: in una delle poche serate berlinesi squisitamente estive, un gruppo sempre crescente di ragazzi molto giovani e a tratti sediamunito, il pubblico, si stava raccogliendo intorno ad un altro gruppetto di ragazzi altrettanto giovani, lo staff.
parte di quest'ultimo era occupato a chiedere collaborazione agli abitanti dei palazzi per la corrente elettrica e a sistemare la parte tecnica (composta da un portatile, da un proiettore, da una scala da imbianchino usata come supporto per quest'ultimo, da un carretto con le casse e l'amplificatore, da una bicicletta per spostare il carretto in giro da un posto all'altro e poi cavi e prolunghe e un immancabile megafono per le presentazioni e per le comunicazioni logistiche). l'altra parte dello staff invece era impegnato ad accogliere gli spettatori, distribuendo volantini con il programma della serata e chiedendo di pazientare un minimo per il ritardo sull'inizio delle proiezioni.
l'attesa tecnica e la breve introduzione sul viaggio, filo conduttore dei cortometraggi, sono state sufficienti a procurare il buio necessario ad iniziare.

il tema del viaggio è stato affrontato con il viaggio.
quello attraverso gli spazi urbani di uno dei quartieri più multiculturali, neukölln, della città con la vocazione all'integrazione più forte d'europa, berlino. a fare da complemento al movimento fisico di spettatori, staff e materiale tecnico ci hanno pensato i viaggi raccontati per immagini, parole e persone dai registi con i loro corti.
il tema del viaggio si è quindi sviluppato per il viaggio. quello che ognuno dei partecipanti si è ritrovato a fare suo malgrado con lo sguardo incollato alle acrobazie esistenziali proiettate sui muri a loro modo compiacenti degli edifici.

foto daniel fabbro
a rendere alchemica la chimica della serata ha senz'altro concorso anche il tornare a una delle forme originarie dell'esperienza cinematografica, il cinema itinerante fatto di immagini portate di luogo in luogo e di proiezioni senza sale cinematografiche.
seppur si sia trattato di un metaviaggio con il meccanismo delle scatole cinesi, la sensazione finale prodotta è stata quella di un qui ed ora collettivo, non solo gratuito ma soprattutto spontaneo.tutto ha saputo parlare di berlino perchè tutto ha saputo parlare degli uomini che la abitano.


in breve, ho trovato la serata davvero interessante e chiaramente mi sarebbe piaciuto restare fino alla fine. che dire? sarà per il prossimo anno!

foto daniel fabbro



per saperne di più sull'associazione città aperta, sui progetti da questa organizzati e sul programma della serata:
http://cittaaperta2011.wordpress.com/

se, dopo un pò di tempo in cattività assoluta, ho provato a vedere che succede fuori di casa, a testare una eventuale possibilità di normalizzazione della situazione, lo devo soprattutto alle persone che quella sera erano con me. a loro ovviamente va un ringraziamento.  


foto daniel fabbro










venerdì 15 luglio 2011

wilkommen auf der erde, wilkommen in berlin!

che cos'è berlino per me?
la risposta esige una distinzione tra un prima e un dopo il primo incontro con la stessa berlino.


liquido in quattro e quattro otto i motivi per cui, praticamente sulla fiducia, berlino è diventata un centro del mio mondo: in questa città si è fatta e si continua a fare la storia dell'europa e degli europei. da benjaminiana convinta ormai da molte lune, l'innegabilità e la forza del legame che c'è tra questa la città, i suoi abitanti e la storia è per me irresistibile.


resta ancora da raccontare il primo incontro con la città avvenuto più o meno 4 anni fa. io ero reduce da 10 mesi di vita a münchen da cui sono uscita sicura che la germania non fa per me. nonosteane ciò sono approdata a berlino con il pretesto di resuscitare il mio tedesco frequentando un corso di lingua. filata dall'aeroporto mi sono trovata ad aspettare la "persona delle chiavi" dell'occasione davanti la s-bahnhof di frankfurter allee. lì è stato amore a prima vista. in quei 5 minuti di attesa mi sono vista passare davanti  davvero tutto il meglio di friedrichshein: famiglie turche al completo, punk, punkabestia, darkettoni di tutti i tipi, metallari, operai, studenti, artisti, intellettuali, ecc. per farla breve, ho avuto subito la certezza che quella fosse l'umanità più bella che fin lì avessi mai visto, idea confermata in varie occasioni nei giorni successivi. inutile dire che alla fine del mese di corso di lingua la partenza è stata penosa e all'insegna dell' ok, mi spiccio a fare quello che devo fare (in quel periodo avevo appena iniziato a raccogliere materiale per la mia tesi di laurea) e poi ci torno a berlino.


il mio post sull'argomento sarebbe finito qui se ieri sera non mi fosse capitato di vedere la premiere di un corto al cinema babylon intitolato no art no street di estelle beauvais, una giovane regista francese (questo è il link per saperne di più sia sul corto che sul dasein-projekt all'interno del quale è stato realizzato: http://www.dasein-projekt.com/dasein-projekt/NOARTNOSTREET.html). strutturato come collezione di interviste ad "artisti di strada" e writer internazionali operanti qui, a fare da filo conduttore del corto è proprio il rapporto che loro hanno con la città. il succo del discorso è che su questo tema la risposta è unanime: tutti hanno scelto di lavorare a berlino perchè questa città è fonte di ispirazione e motore artistico per la loro attività. le parole degli intervistati nella mia testa hanno suonato come una conferma all'idea che la storia concreta dei muri berlinesi e la varietà umana dei loro abitanti fanno la differenza. in questa città non è solo la gente per strada a parlare, a fungere da stimolo per chi ascolta. gli stessi i muri diventano interlocutori per chi ha voglia, interesse o necessità di mettersi in ascoltopienamente d'accordo